La Commissione europea venerdì scorso ha puntato il dito contro il debito pubblico italiano, avviato a superare la soglia record del 130% del Pil. A preoccupare sia l’incremento registrato nell’ultimo biennio, sia il percorso di riduzione, «non in linea con il benchmark europeo», avverte l’esecutivo comunitario. Non basta aver ridotto il deficit entro il 3% del Pil
L’annuncio di Letta
Il percorso tratteggiato dal piano “Destinazione Italia” fissava la deadline del programma di dismissioni, allo studio di Palazzo Chigi, entro la fine dell’anno. Ma ieri il presidente del Consiglio, Enrico Letta, sulla scia dei rilievi di Bruxelles sul debito pubblico eccessivo, ha annunciato già per il fine settimana la presentazione del piano sulle cessioni di asset pubblici
Il dossier di Saccomanni
Si stanno definendo i vari dossier, e dunque non sono esclusi slittamenti. Tuttavia, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni dovrebbe essere già in grado di presentare quanto meno le linee guida dell’operazione nel corso della riunione straordinaria dell’Eurogruppo, in programma venerdì sera nella capitale belga
ROMA – Si parte dalla Sace e dalla società italo-francese STMicroelectronics, ma nel pacchetto delle quote di partecipate pubbliche da privatizzare rientrano anche quote di Snam, Terna, Fincantieri, Eni e, in prospettiva anche di Poste e Ferrovie.
Stretto dalla necessità di dare anche una risposta in tempi brevi a Bruxelles, che non più tardi di venerdì scorso ha definito il percorso di riduzione del debito non in linea con il benchmark europeo, il governo prova ad accelerare sul fronte delle possibili privatizzazioni e dismissioni di parte del patrimonio immobiliare. Ne ha fatto cenno ieri il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nell’annunciare già per il fine settimana la presentazione del piano sulle cessioni di asset pubblici, prima ipotizzato per fine anno. Si stanno definendo i vari dossier, e dunque non sono esclusi slittamenti. Tuttavia, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni dovrebbe essere già in grado di presentare quanto meno le linee guida dell’operazione nel corso della riunione straordinaria dell’Eurogruppo, in programma venerdì sera nella capitale belga.
Per quel che riguarda la Sace, si ipotizza la cessione di un’ampia quota, anche se non l’intero pacchetto: operazione che transitando dalla Cassa depositi e prestiti potrebbe garantire un dividendo straordinario a beneficio del Tesoro di circa 4 miliardi. Quanto alla quota del Tesoro potenzialmente cedibile in STMicroelectronics (la società vale circa 5 miliardi), il calcolo va riferito alla metà del pacchetto detenuto insieme alla Francia (27,53%): dunque, l’incasso che si potrebbe recuperare per effetto della cessione ammonta a circa 695 milioni che equivale appunto al 13,7% in capo al Tesoro.
Nel menu compare altresì la cessione fino a circa il 5% dell’Eni in mano al Tesoro (il restante 25,76% appartiene a Cdp) che, agli attuali corsi di Borsa, potrebbe valere quasi 3 miliardi. E stando a quanto ha anticipato nelle scorse settimane lo stesso Saccomanni, nel pacchetto delle possibili dismissioni potrebbe entrare anche la Rai. Per Ferrovie dello Stato la strada è più complessa e passa attraverso una preliminare ricognizione di ciò che è effettivamente privatizzabile, attraverso un percorso di societarizzazione. Si conferma al tempo stesso che nell’elenco delle possibili cessioni non compaiono i pacchetti azionari di Enel e Finmeccanica.
L’istruttoria è già in stato più avanzato per quel che riguarda lo sblocco di un primo pacchetto di Terna, detenuta da Cdp per il 29,85%: si parte da un’ipotesi di cessione di circa il 5%, che potrebbe salire al 10% nel corso del prossimo anno. Snam e Terna dovrebbero transitare entro fine anno nel dossier Cdp-Reti, il contenitore di buona parte dei grandi network, che poi procederebbe alla cessione di quote a beneficio del Tesoro. Per Fincantieri la cessione sul mercato dovrebbe riguardare circa il 40% della “dote” in mano pubblica.
In contemporanea si lavora alla definizione del pacchetto relativo alla valorizzazione e successiva dismissioni di parti del patrimonio immobiliare. In legge di stabilità è già cifrato un incasso di 500 milioni, che vanno ad aggiungersi alla vendita di immobili del Demanio e dello Stato a Cdp per altri 500 milioni, prevista dalla “manovrina” da 1,6 miliardi varata dal governo lo scorso 9 ottobre per rispettare l’obiettivo di un deficit 2013 al di sotto del 3% del Pil.
Nel dossier allo studio del Tesoro, sul quale la Sgr di Via XX Settembre è già al lavoro, vi sarebbe una prima tranche di beni potenzialmente oggetto di dismissione, da conferire al Demanio.
Il piano di dismissioni procederà in parallelo con il programma sulla revisione della spesa del commissario Carlo Cottarelli. Si fa riferimento agli immobili relativamente alla razionalizzazione della spesa per locazioni, i contratti di fornitura dei servizi energetici, global service e manutenzione