Gare obbligatorie, senza deroghe se non imposte dalle necessità di reagire a calamità naturali. Prezzi standard aggiornati di anno in anno per tenere sotto controllo i costi delle opere pubbliche, che in Italia hanno toccato punte mai viste nel resto d’Europa. Rafforzamento dei poteri di vigilanza e indirizzo attribuiti all’Autorità guidata da Raffaele Cantone, che potrà intervenire anche a cantieri aperti e non solo nella fase di aggiudicazione. E poi stop al massimo ribasso, creazione di albi nazionali da cui sorteggiare commissari di gara per tutti gli appalti e responsabili di cantiere per le grandi opere, spinta alla gestione digitale delle gare, anche per garantire la tracciabilità di tutte le operazioni.
È una rivoluzione nel segno della lotta alla corruzione, scoperchiata dalle ultime inchieste delle procure, e al tentativo di avvicinarsi agli standard europei quella disegnata dalla delega per la riforma degli appalti che sta prendendo forma in Senato. Nonostante il tour de force di questa settimana (con due sedute notturne, l’ultima ieri sera) l’ok finale della commissione Lavori pubblici è rimandato al 3 giugno, quando Palazzo Madama riprenderà i lavori dopo la pausa elettorale. Mancano ancora i pareri della commissione Bilancio su alcuni proposte di modifica, con il termine per la presentazione dei subemendamenti alle ultime correzioni dai relatori fissato per stamattina alle 12.
Tra queste spicca lo stop immediato alla possibilità che i general contractor delle grandi opere possano scegliersi da soli i direttori dei lavori che dovrebbero controllare il buon andamento del cantiere per conto delle amministrazioni. Frenando richieste di varianti e aumento di costi in corsa. Un’anomalia che le grandi opere italiane si portano dietro dai tempi della legge obiettivo e che ha contribuito a creare il sistema Perotti-Incalza finito nel mirino della procura di Firenze. Bocciato invece dalla commissione Bilancio un altro emendamento proposto dal relatore Stefano Esposito (Pd) per eliminare da subito l’obbligo di corredare i cantieri delle grandi opere con un performance bond. Nonostante sia diventata obbligatoria dal 1° luglio dell’anno scorso i costruttori fanno fatica a trovare banche o assicurazioni disposte a rilasciare questa speciale garanzia. Tanto che al momento si contano tre maxi-opere per un controvalore di 317 milioni congelate da mesi per questo motivo. Importanti novità riguardano anche le concessionarie autostradali con l’obbligo di avviare le procedure di gare per le nuove concessioni due anni prima della scadenza.
Già acquisiti invece il freno all’appalto integrato (formula da limitare «radicalmente»), la revisione delle gare Consip, le misure premiali volte al’apertura del mercato a Pmi e piccoli studi professionali, la riduzione degli «oneri documentali ed economici» a carico delle imprese, la revisione dei contratti di sponsorizzazione e di project financing.
Fonte: il sole 24 ore