{"id":342,"date":"2014-04-16T07:11:17","date_gmt":"2014-04-16T07:11:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.assicuratoriassociati.it\/blog\/?p=342"},"modified":"2014-04-16T07:11:17","modified_gmt":"2014-04-16T07:11:17","slug":"appalti-addio-alla-soa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.assicuratoriassociati.it\/blog\/news\/appalti-addio-alla-soa\/","title":{"rendered":"Appalti, addio alla \u00abSoa\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Il motore della riforma del codice degli appalti innescato dall&#8217;obbligo di recepire le nuove direttive europee (numero 23, 24, e 25, in vigore da domani) si \u00e8 gi\u00e0 messo in moto.<\/p>\n<p>Il primo passo che il ministero delle Infrastrutture deve fare, d&#8217;intesa con il dipartimento per gli Affari europei, \u00e8 mettere a punto i criteri guida della riforma da trasferire nel disegno di legge delega che permetter\u00e0 al Governo di riscrivere la norme che disciplinano il mercato dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Una montagna di regole lievitata disordinatamente nei venti anni che ci separano dalla prima riforma organica del settore avvenuta con la legge Merloni nel 1994. Basti pensare che solo dal Governo Monti in poi il codice degli appalti ha subito oltre 150 correzioni. Al disegno di legge delega si arriver\u00e0 probabilmente dopo l&#8217;estate. Ma alcune scelte di fondo hanno cominciato a maturare, mentre altre attendono l&#8217;esito delle riunioni che in questi giorni si stanno tenendo anche a Porta Pia. Un primo punto riguarda il destino dell&#8217;attuale assetto normativo: continuare con la strategia delle correzioni in corsa rischiando di stratificare ulteriormente le norme o ricominciare da zero radendo al suolo i 257 articoli (con 38 allegati) del codice degli appalti insieme ai 359 del suo regolamento attuativo? Sul punto, la bilancia al momento pende per la seconda opzione. \u00abLe nuove direttive sono un&#8217;occasione imperdibile, per rivoluzionare l&#8217;intero assetto non basta un semplice maquillage\u00bb, ha spiegato in un incontro a Bologna il direttore generale delle Infrastrutture Bernadette Veca che, a stretto contatto con il vicemininistro Riccardo Nencini, ha in mano la partita della trasposizione delle direttive nel nostro ordinamento. Senza dimenticare che \u00e8 stato personalmente il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ad annunciare la volont\u00e0 di una riforma radicale delle regole per gli appalti, soprattutto nel senso di una forte semplificazione (si veda Il Sole 24 Ore del 16 marzo 2014).<\/p>\n<p>Una prima soluzione viene indicata anche in merito all&#8217;opportunit\u00e0 di separare la normativa sugli appalti da quella delle concessioni, recependo in un veicolo ad hoc la nuova direttiva. Al momento l&#8217;idea, condivisa anche dal dipartimento delle Affari europei, \u00e8 quella di mantenere tutto in un unico corpus normativo, ma semplificato. Una separazione, netta, ci dovrebbe essere, ma tra norme di principio e regole attuative. Le prime da \u00abinserire in uno scheletro di al massimo 200 articoli, lasciando a singoli decreti le regole di spicciola attuazione\u00bb.<\/p>\n<p>Fin qui il metodo. Anche sui contenuti gli uffici ministeriali hanno gi\u00e0 qualche idea. La prima riguarda il sistema di qualificazione delle imprese, al centro dell&#8217;attenzione delle cronache in queste ultime settimane. E non solo per le inchieste della procura di Roma sull&#8217;attivit\u00e0 delle societ\u00e0 private che rilasciano i certificati ai costruttori (le cosiddette Soa). Quando si parla di qualificazione entra i gioco infatti anche l&#8217;Autorit\u00e0 di vigilanza, che il ministro Lupi non nasconde di voler eliminare o quantomeno ridimensionare. \u00abSia il vecchio albo nazionale, che l&#8217;attuale sistema fondato sulle Soa hanno messo in evidenza pesanti criticit\u00e0 &#8211; ha continuato Veca -, non \u00e8 un tab\u00f9 pensare a una qualificazione gara per gara come accade in altri paesi europei\u00bb. Una strada che impone stazioni appaltanti molto qualificate. E qui le idee delle Infrastrutture si sposano con quelle del piano Cottarelli sulla revisione della spesa, con l&#8217;obiettivo si scendere dalle attuali 34mila a un massimo di qualche decina di enti con il potere di bandire le gare. La novit\u00e0 dovrebbe essere la \u00abformazione obbligatoria per i funzionari incaricati di aggiudicare i contratti, ritagliando a questo scopo una piccola percentuale del quadro economico dell&#8217;intervento come oggi invece accade per la progettazione in house\u00bb.<\/p>\n<p>Al centro delle attenzioni anche il partenariato pubblico privato, puntando con forza sulla flessibilit\u00e0 delle nuove forme di dialogo competitivo che permettono alle amministrazioni di \u00abaggiustare\u00bb in corsa le offerta per raggiungere la soluzione migliore. Quanto alla semplificazione il primo obiettivo \u00e8 sfoltire la giungla di certificati richiesti alle Pmi per partecipare alle gare. Tutto dovrebbe ruotare intorno all&#8217;E-certis, la banca dati europea che stabilisce le corrispondenze tra i documenti in uso nei vari paesi. Senza poter andare oltre<\/p>\n<div class=\"lazysocialbuttons\" data-float=\"left\" data-buttons=\"google,twitter,facebook\" data-twshareurl=\"https:\/\/www.assicuratoriassociati.it\/blog\/news\/appalti-addio-alla-soa\/\" data-twtext=\"\" data-shareurl=\"https:\/\/www.assicuratoriassociati.it\/blog\/news\/appalti-addio-alla-soa\/\" data-fbhideflyout=\"false\" data-backgroundtype=\"light\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il motore della riforma del codice degli appalti innescato dall&#8217;obbligo di recepire le nuove direttive europee (numero 23, 24, e 25, in vigore da domani) si \u00e8 gi\u00e0 messo in moto. 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