Questa è la vera rivoluzione, che nei prossimi mesi cambierà il sistema delle gare pubbliche». Il premier Renzi non ha paura di esagerare quando parla del ddl delega sugli appalti, approvato ieri dal Consiglio dei ministri dopo un lungo lavoro di preparazione del ministero delle Infrastrutture. Il testo recepisce le direttive Ue in materia di appalti pubblici, concessioni e cosiddetti «settori esclusi» (acqua, energia, trasporti, poste) e ha un obiettivo dichiarato: avviare il processo che porterà all’alleggerimento del corpo di 600 articoli che attualmente costituisce il Codice appalti e il relativo regolamento di attuazione. Con l’idea di allinearci al resto d’Europa, grazie a un sistema composto da meno regole, ma di più efficace utilizzo. In questo modo sarà possibile combattere in maniera più ficcante il fenomeno della corruzione negli appalti.

«L’Italia ha il vezzo di irrobustire la normativa europea complicandola e inserendo elementi di difficoltà», spiega Renzi. Questa complicazione, per il premier, è inutile o, addirittura, dannosa. Perché produce regole incoerenti e difficilmente applicabili all’atto pratico, alle quali spesso si deroga negli appalti più importanti, creando anomalie come quelle tristemente note dell’Expo e del Mose. Allora, bisogna semplificare e tagliare, seguendo un principio guida: «Quello che viene consentito dall’Europa è quello che dovrà essere fatto dall’Italia». Adattando il modello Ue alle nostre caratteristiche, ma senza stravolgerlo. Più volte è stato dichiarato l’obiettivo di scendere dagli attuali 600 articoli a un massimo di 200 articoli di più rapida comprensione. Una potatura di due terzi.

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi sottolinea come la delega sia «molto stringata, molto chiara e molto netta» allo scopo di orientare in maniera esatta i decreti delegati. Lupi cita uno di questi criteri: «Il divieto di introduzione e mantenimento di standard superiori a quelli minimi delle direttive comunitarie». Il testo, poi, lavora soprattutto sul tema dell’anticorruzione. «Per noi è fondamentale la trasparenza delle procedure e delle gare, perché questa norma arriva dopo una serie di fatti e di dibattiti per fenomeni di corruzione». Sul punto Lupi si allinea a quanto spiegato dal premier: «La lotta alla corruzione non si fa con ulteriori regole, ma con la certezza delle regole e con la semplificazione». In questo senso la nuova legge delega viene definita «un testo unico che stabilisce cosa si può fare e cosa non si può fare», senza burocrazia ulteriore e sovrapposizioni inutili e dannose.

Questo principio di semplificazione e di allineamento alle regole Ue non riguarda, però, solo la legge delega. Il Governo lo ha inserito già all’interno del decreto legge approvato ieri. In questo senso, il responsabile delle Infrastrutture cita la norma sull'”overdesign”: «Le caratteristiche tecniche delle nostre progettazioni in Italia si adeguano alle caratteristiche dell’Europa». In sostanza, nelle opere pubbliche non potranno più essere richiesti livelli di sicurezza superiori a quelli minimi definiti a livello Ue. «Qualora questo dovesse accadere – dice il ministro – deve esserci una ragione». E non può essere solo formale, ma deve essere sostenuta da un’analisi di sostenibilità economica e finanziaria, oltre che da stime sui tempi di attuazione dell’opera.

Il termine per il recepimento delle direttive in materia di appalti, concessioni e settori esclusi è fissato da Bruxelles al 18 aprile del 2016. L’intenzione del Governo è chiudere il percorso appena avviato con un netto anticipo. Secondo il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini l’idea è arrivare alla formulazione di un testo consolidato entro la fine dell’anno, per poi approvare il nuovo Codice in via definitiva entro la metà del 2015.

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